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Redazione BauBoys
Post del 23/03/2012 alle 17:28

Piromani bestiali

Prendersela con animali indifesi per vendicarsi di torti subiti o sfogare il proprio  sadismo sembra essere una triste realtà, diffusa un po’ ovunque e che vede come protagonisti di brutalità e sevizie anche donne e ragazzi. Questo, almeno, è quanto raccontano le cronache dolenti dei nostri tempi.

In Inghilterra in una cittadina del Devon, nel  febbraio del 2011, a fare le spese di un litigio tra vicine di casa è stato il gatto di una delle due donne. La trentenne Gina Robins ha chiuso l’animale di Sarah Knutton nel forno a microonde, per la rabbia di essere stata cacciata -insieme al fidanzato- da una festa organizzata nel di lei appartamento la sera precedente al misfatto. Gina ha messo a punto la propria fredda e spietata vendetta, spingendo il felino dentro all’elettrodomestico, che è esploso, procurando all’animale ferite tanto gravi da farlo morire. "Ho sentito un forte scoppio come se si trattasse di un sacchetto di popcorn", ha raccontato Sarah che, corsa in cucina, ha visto ciò che rimaneva del suo micio nel lavandino. Un loro vicino ha testimoniato quanto la proprietaria del gattino fosse devastata per l’accaduto, la Knutton, una vera amante dei gatti, ne possiede circa una ventina e sono tutti davvero ben curati.
La Robins è stata immediatamente sospettata di aver amazzato il micio, anche se durante le indagini, come anche di fronte al giudice, ha sempre dichiarato la sua innocenza, sostenendo che l’animale sarebbe finito nel microonde per un caso. Ma è evidente che un forno a microonde non si chiuda tanto facilmente ed anche per avviarlo, bisogna azionarlo manualmente, dopo la chiusura dello sportello. Inoltre il gatto era troppo piccolo e neppure abbastanza forte da raggiungere il forno e spingere, con le zampe o la testa, lo sportello.
Dopo la denuncia, è apparsa in tribunale con l’accusa -valutata alla luce dell’Animal Welfare Act 2006- di aver causato sofferenze inutili a un essere vivente e ai suoi padroni. Inizialmente alla Robins è stata concessa la cauzione ma, tornata davanti ai magistrati in agosto, è stata riconosciuta colpevole: ha dovuto scosì contare una pena di 168 giorni di reclusione e le è stata interdetta la possibilità di avere animali per i prossimi 10 anni.

Sembrerebbero ancora sconosciuti i responsabili che a Saronno, una notte dello scorso ottobre, come in un macabro gioco, hanno arso vivo un cucciolo di riccio. A compiere il gesto atroce sarebbero stati, secondo quanto ha segnalato l’Enpa di Saronno, «due giovani reduci da una serata di ‘divertimenti’, che hanno pensato di concluderla con un atto che si commenta da solo: bruciare, avvolgendo nel giornale e appiccandovi il fuoco, un piccolo riccio indifeso».
L’atto è stato scoperto da un' insegnante residente nei condomini che affacciano sulla via dove è accaduto il fatto. La donna ha raccontato di aver visto delle fiamme davanti all’ingresso del palazzo verso la mezzanotte di venerdì. Solo il mattino  seguente, quando il marito è uscito per delle commissioni s’è reso conto che tra la cenere dei giornali giaceva una piccola creatura di poche settimane. Uno scempio che l’ha lasciata talmente disgustata da fare immediatamente segnalazione alle forze dell’ordine e all’Enpa affinché ne fossero identificati gli autori.
Enpa e Carabinieri hanno cercato di ricostruire la vicenda mettendo insieme tutte le informazioni e le testimonianze raccolte in loco. Il corpicino dell’animale è stato preso in carico da Enpa per sottoporlo ad alcune verifiche sanitarie. E’ stato inoltre tratto in salvo il ‘fratellino’ del riccio bruciato, che una volta curato dai volontari è stato poi consegnato al CRAS di Vanzago per il reinserimento in natura. Enpa ha presentato una denuncia contro ignoti ai carabinieri poichè come ha spiegato la portavoce si è di fronte a due reati: maltrattamenti e uccisione di un esemplare di riccio europeo specie protetta da precise normative statali.
Nella caccia ai piromani  c’è stata una vera e propria mobilitazione generale, scattata fin dai primi momenti. I saronnesi non si sono accontentati di aiutare il sopravvissuto e volevano anche giustizia per il piccolo riccio bruciato. Alcuni ragazzi del liceo scientifico Gb Grassi hanno realizzato un profilo Facebook, il Riccetto, dove raccogliere informazioni per risalire ai colpevoli.
Nonostante la forte condanna, la lettera-volantino affissa sui muri del quartiere di Saronno ha lasciato loro una porta aperta: dichiarando la disponibilità ad ascoltare sentite e sincere scuse, con la promessa di non maltrattare mai più creature umane ed animali.

Da tempo gli studi psicologici e criminologi hanno messo in evidente relazione come l’insorgenza di atti di crudeltà sugli animali rappresentino allarmanti segnali di comportamento antisociale da non sottovalutare in alcun caso. L’assenza di empatia, il sentire le urla di dolore e i lamenti di una creatura indifesa senza provarne pietà, è un pessimo indicatore della totale assenza di rispetto non solo nei confronti degli animali, ma per tutte quelle creature, compresi i propri simili, che si trovano in situazioni svantaggiate.

Fonti: http://www.laprovinciadivarese.it  http://www3.varesenews.it
http://attualita.tuttogratis.it/  www.leggo.it  http://www.bbc.co.uk/

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